Un vino, due culture
24 • 06 • 2015

Un vino, due culture

Per “sbarcare” negli Usa e diventare il vino bianco più venduto, il Pinot Grigio Santa Margherita superò la prova d’abbinamento con uno dei piatti più semplici e rappresentativi dell’Italia in tavola: i classici spaghetti al pomodoro.

Un abbinamento apparentemente semplice, che però permise di mostrare un grande punto di forza di Santa Margherita: la capacità dei suoi vini di “dialogare” col lavoro degli chef, siano essi “titolati” o semplici gestori del desco familiare.

A distanza di oltre cinquant’anni, questa capacità non è venuta meno; casomai, è cresciuta enormemente la considerazione generale verso le tante “cucine” del mondo, un atteggiamento amplificato dal successo che sta avendo l’Expo di Milano.

Fra le tante cucine che stanno dimostrando tutto il loro valore, c’è quella sudamericana, frutto della fusion fra i prodotti agricoli autoctoni e la tradizione gastronomica spagnola cui si sono innestate via via le cucine delle diverse ondate migratorie europee ed asiatiche. Un esempio? La cucina peruviana che si basa su un ventaglio di prodotti incredibili: dai frutti della selva amazzonica, a quelli andini, al pescato del Pacifico.

Uno dei nuovi, grandi, interpreti di questa cucina è lo chef Diego Munoz, del “Astrid & Gaston” di Lima, numero uno fra i 50 migliori ristoranti sudamericani. La sua carriera culinaria ha preso inizio nel 1998, facendo il giro del mondo dei migliori ristoranti internazionali, per poi rientrare nel 2012 in Perù dove ha rinnovato la cucina del già affermato ristorante di Acurio, portandolo in soli tre anni dalla posizione numero 42 al numero 14 della “The World's 50 Best Restaurants”.

Santa Margherita e Diego Munoz hanno lavorato a “quattro mani” abbinando ai piatti peruviani – dal ceviche chalaco al tortino di patate e granchio, al riso con zucca delle Ande, ai dolci di mais – quattro testimonial di rango: il “Metodo Classico Brut Rosé Athesis” Alto Adige Doc di Kettmeir; “Luna dei Feldi”, Alto Adige Doc 2014, Santa Margherita; il Chianti Classico Riserva Docg,  Vigneto di Campolungo 2010, Lamole di Lamole; “Moscato Rosa Athesis” Alto Adige 2011, Kettmeir.

Questo lavoro a “quattro mani” è stato realizzato nei giorni scorsi all’Expo, nel corso di una cena/degustazione “Un vino, due culture” rivolta ai nuovi narratori del gusto, i wine e food blogger, la cui considerazione fra il pubblico dei foodies è in costante crescita.

 

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