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Redazione
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Santa Margherita News Love.Wine Mensile Online Via Ita Marzotto, 8 30025 Fossalta di Portogruaro (VE) Telefono: 0421.246281 Fax: 0421.246574 Email: NewsLetter Numero: 27
Lorenzo Biscontin
direttore marketing
Lara Benacchio
Elena Lenardon
A questo numero hanno collaborato:
Giulia Barbui
Pavle Golicin
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Registrazione presso il Tribunale di Venezia numero 6 del 9 maggio 2006.
Chiuso in redazione il 15 aprile 2008
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 | Sommario:

 | Incontri & Degustazioni
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| Aprile 2008: Anno 3 - nr.27 |
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L'intervista | UN 2007 SODDISFACENTE ED UN 2008 RICCO DI NOVITA’. PARLA ETTORE NICOLETTO, AMMINISTRATORE DELEGATO DEL GRUPPO SANTA MARGHERITA
Un rapporto consolidato con gli Stati Uniti che potrebbe venir ulteriormente sviluppato, una nuova iniziativa in Cina, reputata uno dei mercati più interessanti del momento; estrema attenzione alle opportunità offerte dal mercato in Italia e all’estero per una stagione da vero e proprio polo aggregante. E’ un 2008 che si preannuncia foriero di novità importanti quello appena iniziato per il Gruppo Santa Margherita che resta ottimista sulle evoluzioni dei mercati nonostante questo inizio d’anno non proprio brillante. «Diciamo che partiamo da un 2007 particolarmente soddisfacente - spiega Ettore Nicoletto, amministratore delegato di Santa Margherita -: abbiamo registrato una crescita significativa del fatturato di gruppo, più 15 percento, riconducibile ad una eccellente performance dei mercati esteri, più 25 percento, e ad un andamento postivo del mercato domestico, più 6 percento. Ne sono derivati una crescita del margine operativo lordo del 18,6% - a oltre 22 milioni di euro - e dell’utile pre-tax del 15,5 percento a quasi 17 milioni di euro. Altrettanto soddisfacente è risultato l’ampliamento dei nostri orizzonti distributivi nei mercati emergenti, in particolare nella regione Asia-Pacifico e nell’ Europa dell’Est».
Come sarà quest’anno? «Il 2008 si presenta come un anno complicato dalla congiuntura internazionale, dalla debolezza del dollaro oltre che da fattori endogeni al nostro settore. In particolare, nel 2008 il sistema vino dovrà fronteggiare, soprattutto sui mercati esteri, il rischio di una potenziale perdita di competitività derivante dall’aumento dei prezzi della vendemmia 2007. Questo svantaggio competitivo emergente, rischia di essere ulteriormente esacerbato dalla debolezza del dollaro che mi aspetto permanga almeno sino alla nomina del nuovo presidente statunitense».
C’è allarme sui consumi in Italia, però... «Per quanto riguarda il mercato domestico, non sono pessimista anche se è evidente che ci stiamo confrontando con un panorama ipercompetitivo dove la regionalizzazione dei consumi sta ridisegnando la mappa dei consumi stessi e forza le grandi marche nazionali a reimpostare le loro politiche di vendita. Inoltre il consumatore è cambiato e si pone in modo più critico ed esigente nei confronti del vino; questo è un aspetto centrale nella strategia di marketing di un’azienda che ha a cuore il consumatore e la sua soddisfazione».
Torniamo agli Stati Uniti: qual è la vostra analisi su questo mercato? «Negli Usa, Santa Margherita gode oramai da un decennio di una indiscussa posizione di leadership nel segmento dei vini ultrapremium. E’ indubbiamente vero che “super-Euro” può rappresentare un problema, come è un problema lo spettro della recessione “tecnica” su un grande mercato di consumo quali gli Stati Uniti. Prevediamo consumi di vino comunque stabili con possibili spostamenti verso segmenti di prezzo leggermente più bassi. Ci attendiamo che questa migrazione abbia effetti di breve periodo e che una volta che si manifesteranno gli effetti del recente pacchetto fiscale di stimolo all’economia varato dall’amministrazione Bush, con un dollaro finalmente in risalita, il consumatore americano tornerà a cavalcare il trend della “premiumization” che ha caratterizzato quest’ultimo decennio di crescita virtuosa del consumo di vino negli Usa. I nostri indicatori restano molto buoni; restiamo fiduciosi anche se, ovviamente, affrontiamo in modo prudente la sfida 2008 su questo grande mercato».
v E la vecchia Europa? «Resta un grande mercato di riferimento, anche se la pressione competitiva è tale che questa grande macro area sta diventando sempre meno interessante dal punto di vista dei margini. Osserviamo con grande interesse l’emergere dell’Est Europa, area di tradizione enologica, che comincia ad evidenziare un apprezzabile interesse verso la peculiare proposta enologica italiana, fatta di cultura, territorio e vitigni locali». Si parla molto di Cina ed India.... «Due grandi mercati “in potenza”, seppur molto diversi fra loro. Ritengo che nel breve periodo la Cina abbia un potenziale superiore, soprattutto per l’assenza di significative barriere all’entrata, fatto che rende sicuramente più accessibile la commercializzazione. Invece il mercato indiano presenta una struttura di dazi che in alcuni Stati rende proibitivo l’approccio del consumatore al vino. Rimane poi da superare, in entrambi i mercati, l’ostacolo di un sistema distributivo molto carente derivante anche da una cronica carenza di infrastrutture. Specialmente in India».
E’ insomma prudentemente ottimista... «Se guardiamo alle potenzialità della Cina, credo che le statistiche dell’export italiano relativamente al 2007 si commentino da sole. I trends di consumo stanno diventando più che apprezzabili e la Cina è un mercato dove il nostro Gruppo sta attrezzandosi - aspettatevi delle novità in questo senso! - per diventare uno dei grandi protagonisti nel prossimo futuro».
Dove si stanno indirizzando i consumi?
«Per quanto riguarda il mercato domestico, osserviamo il ritorno ad un bere più disimpegnato frutto anche di un approccio più avveduto al vino da parte del consumatore. Le nostre ricerche e analisi evidenziano oggi il consumatore cerca nel vino la bevibilità e la piacevolezza. La ricerca dell’abbinamento con il cibo sta portando ad una “semplificazione” del rapporto consumatore-vino, semplificazione che non significa necessariamente banalizzazione e quindi perdere di vista gli aspetti qualitativi o le complessità che sono essenziali in un ottimo vino».
Ed è un bene? «Diciamo che oggigiorno c’è una maggiore attenzione del consumatore alla componente tangibile del vino rispetto agli elementi intangibili-immaginifici. Dal mio punto di vista, questo è un passo avanti». In questo c’è una differenza fra Europei e Americani? o Asiatici? «Il mondo è sempre più interconnesso. Gli stili di vita si mescolano, si assiste a fenomeni emulativi dove l’Oriente sembra essere sempre di più “contaminato” dagli stili di vita occidentali. Gli Usa stessi hanno recentemente scoperto la gastronomia. Il vino, da prodotto fuori pasto, sta diventando sempre più centrale nelle abitudini di consumo. Anche gli stili enologici sembrano attraversare una fase di riflessione/cambiamento, pensiamo al’uso della barrique nella fermentazione-affinamento dei vini bianchi del Nuovo Mondo: è indubbio che le nuove proposte provenienti da questa scuola enologica si stanno orientando verso un approccio più fresco e meno interventista (pensiamo all’uso marcato della barrique o dei chips) e quindi meno distante dalla scuola europea».
Avete sviluppato negli ultimi anni una vasta campagna di acquisizioni nelle aree più vocate d’Italia. E’ finita questa fase o state progettando nuovi investimenti? «Il nostro Gruppo ambisce a diventare un polo aggregatore. Riteniamo di avere le competenze, ma soprattutto, le risorse per poter sviluppare un programma di espansione. Stiamo cercando la giusta opportunità che, per essere tale, deve avere caratteristiche che si integrino perfettamente con il nostro modello di business fatto di flessibilità produttiva, forte orientamento al mercato ed al consumatore e capacità di creare valore per l’azionista».
E quindi? «Speriamo di poter annunciare a presto l’ampliamento del nostro mosaico enologico con una nuova tessera».
Alcune aziende italiane stanno rilevando vigneti in giro per il mondo, soprattutto nella nuova Europa. Santa Margherita manterrà in Italia le radici oppure da grande azienda globalizzata immagina di intraprendere un percorso analogo? «Non abbiamo particolari preclusioni qualora si presenti un’opportunità interessante all’estero. In questa congiuntura internazionale, ad esempio, “super-Euro” offre occasioni irripetibili in alcuni mercati quali gli States, il Sud Africa e l’Argentina. Torno a dire, queste opportunità diventano valutabili seriamente nella misura in cui rientrino nel nostro modello di business».
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