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Numero: 27

Lorenzo Biscontin
direttore marketing

  • Lara Benacchio
  • Elena Lenardon

    A questo numero hanno collaborato:
  • Giulia Barbui
  • Pavle Golicin

  • Registrazione presso il Tribunale di Venezia numero 6 del 9 maggio 2006.
    Chiuso in redazione il 15 aprile 2008


    Sommario:


    L'intervista
    Intervista all' Amministratore delegato del gruppo Santa Margherita Ettore Nicoletto

    Viaggio in Sudafrica
    Diario di viaggio
    di una settimana
    agli antipodi


    La curiosità
    Aprile dolce dormire

    Tendenze
    Green Marketing

    Viti & Vitigni
    Il Brachetto

    Un prodotto, un territorio
    Le curiose proprietà dell’asparago

    L'iniziativa
    Concorso letterario
    "Letti in un sorso"


    In breve
    Notizie flash

    Incontri & Degustazioni


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    Aprile 2008: Anno 3 - nr.27 

     

     Viaggio in Sud Africa
    Diario di viaggio di una settimana agli antipodi



    Sulla scaletta dell’Airbus ci investe la vampata di caldo sole africano smorzata da una sostenuta e fresca brezza marina. Così ci accoglie il Sudafrica, dopo quasi 11 ore di volo che ci hanno catapultati dalle “nebbie teutoniche” di Francoforte ai vivaci colori di Cape Town. L’albergo si presenta come un’oasi di frescura dopo il primo impatto con l’estate australe, ma troppa è la voglia di immergersi subito nella nuova realtà per indugiare a lungo in camera. Cape Town è una città ricca di vita, colori e contrasti : alla city costruita sullo stile delle metropoli anglosassoni, punteggiata di alti palazzi e solcata da ampie strade a più corsie, estremamente pulite nonostante il vento sferzante, si contrappongono le sterminate townships della periferia nera.
    Qui migliaia di persone vivono in alloggi che sono poco più che capanne, spesso privi dei servizi più elementari, come acqua e luce.
    Tuttavia la vera sorpresa la incontriamo al vecchio porto commerciale, dove una sapiente opera di riqualificazione e recupero edilizio ha trasformato la zona dei vecchi docks in un multicolore dedalo di strade pedonali fiancheggiate da gallerie di esercizi commerciali di ogni tipo.
    E’ il quartiere dove pulsa il cuore commerciale e turistico della Città del Capo, in un susseguirsi di ristoranti per ogni gusto e tasca, wine bars e music pubs, negozi di souvenirs, oggetti artistici, vestiario, gioiellerie, articoli da regalo...
    Basta scambiarsi un’occhiata di intesa per convenire che il Waterfront diventerà la tappa “obbligata” per chiudere degnamente ogni giorno della elettrizzante settimana che ci aspetta.


    La prima sera ceniamo all’acquario, ed è una piacevole sorpresa : non ci era ancora capitato di mangiare al lume di candela incrociando periodicamente lo sguardo degli squali, che nuotano pigramente nella enorme vasca che riveste un’intera parete della sala dove ci troviamo. La domanda che immaginiamo nella testa di tutti i commensali è : - sono più incuriositi dalle pietanze che vedono in piatto o da quelle che siedono intorno alle tavole ? -.

    Il giorno seguente è già tempo della prima visita in cantina. Si tratta della Hamilton Russel di Hermanus, piccola azienda alfiere di una zona emergente nel panorama produttivo locale.
    Siamo accolti da Tarita che ci illustra l’azienda, la sua filosofia e le scelte enologiche intraprese, nonché la bontà dei suoi prodotti, in primis lo Chardonnay ed il Pinot Noir che degustiamo intorno ad un tavolo nella barricaia.
    Si tratta di vini potenti ed eleganti che usano il legno in modo non invadente e rivelano una gradevole sapidità minerale. A giusta ragione hanno avuto numerosi riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale premiando la paziente ricerca effettuata.
    Come sempre avviene il successo non è figlio del caso, ma di una lunga e consapevole sperimentazione che ha portato nel corso degli anni l’enologo Hannes Storm ed il proprietario Anthony Hamilton Russel a testare il potenziale espressivo di diversi cultivar messi a dimora nelle microzone della tenuta, ricca di varietà per la diversa composizione dei terreni, l’esposizione al soleggiamento ed alle brezze provenienti dal vicinissimooceano.
    Ma è già tempo di lasciare il vino per una splendida gita al Capo di Buona Speranza.
    Martedì infatti partiamo alla volta di quello che, scopriamo con una punta di disappunto lungo il cammino, non è esattamente il punto più a sud del continente : anche se di poco il Capo di Buona Speranza abdica a favore di Capo Aguillas, altro luogo ricco di suggestione, dato che il nome gli deriva da un campo magnetico forte e misterioso che fa impazzire gli aghi (aguillas) delle bussole.
    E’ il valente Santino, la nostra guida locale, che lungo il tragitto distilla queste interessanti informazioni, quasi si trattasse di gossip nostrano.Santino sarà, durante questa settimana, una presenza costante e piacevole, anche se a volte inquietante per una sua innata tendenza a rinforzare le informazioni su storia, usi e costumi locali, con aneddoti a sfondo tragico.
    La prima e principale sensazione che ci pervade giunti al Capo è l’immensità turchese degli spazi che ci abbracciano, giocando con le più varie gradazioni di celeste e blu che si mischiano confondendosi verso l’orizzonte.

    La curiosità è invece scoprire che ci troviamo in un punto quasi equidistante tra la Sicilia ed il Polo Sud... …… ecco perché i pinguini di Boulders beach, oltre ad apparire francamente annoiati dal gruppo di turisti italiani che si comportano come paparazzi ad una sfilata di moda, sembrano anche piuttosto accaldati. Resta ancora il tempo per una sosta in una incantevole spiaggetta, affinchè qualche temerario del gruppo abbia l’occasione di dimostrare a Santino che, nonostante le sue reiterate considerazioni sulle correnti atlantiche, fredde ed inospitali, il bagno si può fare.
    In realtà un vero successo da questo punto di vista, con un membro del nostro gruppo a mollo per qualche secondo alla faccia dei macumba di Santino, lo coglieremo solo il penultimo giorno. Tra le cantine visitate una menzione particolare spetta alla Ernie Els wines.
    Il giorno è una volta di più magnifico : terso, soleggiato ed abbastanza ventoso, anche se Eolo ci abbandona proprio nel momento del bisogno, cioè lungo l’ascensione a piedi verso la cantina, lungo un delizioso sentiero che passa attraverso i vigneti.
    Ci accoglie con un caloroso benvenuto il winemaker Louis Strydom che ci racconta la storia di questa giovane tenuta, nata dalla passione di due personalità di spicco quali il golfista Ernie Els è l’amico di lunga data Jean Engelbrecht.
    Dopo una breve visita alla cantina, piccola ma esteticamente molto bella e ben tenuta, ci accomodiamo per la degustazione.
    Sapendo che da questa azienda proviene l’unico vino sudafricano che per 4 anni consecutivamente è apparso tra i migliori 100 vini al mondo ci aspettiamo qualcosa di speciale. Le nostre aspettative non vengono deluse : l’Ernie Els, di cui beviamo le annate 2005 ed il 2003, è stupefacente per la pienezza, l’eleganza e la sapida persistenza; decisamente più maturo, come è ovvio attendersi, il 2003.
    Soddisfacenti ed intriganti, nel ruolo ancillare all’Ernie Els, risultano pure il Cirrus e l’Engelbrecht Els, anche se il paragone con il campione della tenuta è ingeneroso.


    Salutiamo Louis e ci spostiamo al ristorante della tenuta, raccomandabile per l’ottima cucina e l’ambiente elegante nella sua sportività e curato. Mangiamo sul terrazzo esterno, con vista sui vigneti che si perdono verso la corona di monti che incorniciano la vallata in cui ci troviamo.
    La calura, divenuta nel frattempo assillante, viene mitigata dallo spruzzo di acqua vaporizzata che ci protegge dal riverbero del sole pomeridiano.
    Nel tardo pomeriggio si rientra a Cape Town e c’è tempo per festeggiare ancora una volta il compleanno di Eligio. Non sarà nemmeno l’ultima perché i brindisi in celebrazione dell’evento si susseguiranno anche nei giorni seguenti, con tanto di dediche musicali nello stesso locale, dove fortunatamente il complesso che si esibisce cambia ogni sera, quindi non può realizzare la singolarità di questi ripetuti festeggiamenti. L’ultimo brindisi alla salute di Eligio lo faremo sul volo di rientro della Lufthansa, a sancire il più lungo compleanno della storia (perlomeno della nostra storia).
    Il giorno seguente, 31 gennaio, c’è spazio per ancora un paio di cantine, la Spier Wine Estate e la Neetlhinghof entrambe nella regione di Stellenbosh. Questa volta non c’è magia né particolare emozione in quanto assaggiamo dei vini corretti, ma non entusiasmanti. La mattinata trova comunque il suo coronamento a colazione durante la quale è nostro ospite Giorgio Dalla Cia, enologo e distillatore friulano trapiantato da diversi decenni in Sudafrica.

    Attraverso la sua narrazione ripercorriamo idealmente l’ultimo trentennio della storia enologica locale vista attraverso gli occhi di uno dei protagonisti. Al rientro ci attende l’ascesa con passeggiata sulla cima della Table Mountain : un’esperienza imperdibile. Abbiamo anche la fortuna di incappare in uno dei rari pomeriggi senza vento, con un cielo limpido ed azzurro. La vista dal vertice è qualcosa di stupendo, che da la misura della grandezza e vastità di questo paese e del continente che lo ospita. La città in basso si distende a corona della baia, ed appena oltre la zona portuale, una lunga lingua di spiaggia bianchissima si perde all’orizzonte verso la Namibia separando il blu profondo dell’oceano dalle numerose tonalità di verde che ricamano la terraferma.
    La vista che si gode da quassù è uno dei quadri che rimarranno a ricordare indelebilmente questa terra.
    Potevamo rientrare a casa mancando uno scorcio dell’Africa più tradizionale ? Certamente no, quindi la visita all’Aquila Private Game Reserve è attesa da tutti con curiosità.
    Abbiamo deciso per un compromesso che ci permettesse questa esperienza senza sobbarcarci il lungo trasferimento che avrebbe richiesto una visita ai grandi parchi situati più a nord.

    L’Aquila è un “piccolo” parco di 4.500 ettari dove sono comunque ospitate diverse specie animali, dai bufali alle giraffe, dai leoni agli ippopotami, dagli elefanti ai rinoceronti. Insomma un assaggio di quello che si potrebbe incontrare in uno dei tanti grandi parchi situati molto più all’interno.
    Al rientro a Cape Town ci ritroviamo per l’ultima cena in terra d’Africa, al lume di candela. La scelta dell’illuminazione non è una concessione al languido romanticismo ispirato dalla prossima indesiderata partenza, si deve al manifestarsi di un problema di cui abbiamo sentito parlare spesso in questi giorni : la perdurante penuria nella disponibilità di energia elettrica, che causa frequenti black out.
    Questo problema, e più in generale la carenza di tutta una serie di infrastrutture, stanno mettendo seriamente a repentaglio le capacità di crescita economica del paese, che sarebbero altrimenti vigorose.
    L’ultima mattinata ci resta tempo abbondante per una approfondita visita al Green Market, dove in un trionfo multicolore di bancarelle che vendono oggetti dell’artigianato locale, abbiamo modo di ottemperare agli obblighi imposti dal reperimento del souvenir.
    C’è anche modo di “fraternizzare” con senegalesi che hanno il fratello che lavora in Italia piuttosto che Camerunesi che ostentano conoscenza del nostro paese.


    Dobbiamo dire che questi incontri, sommati a quello del tassista Kenyota o Congolese, ci fanno capire che, nonostante le ancora enormi disparità nel tenore di vita tra bianchi e neri, questo paese è comunque meta di immigrazione per tutta l’Africa nera che, evidentemente, se la passa molto peggio.
    La settimana se ne è volata, spazzata dal vento fresco che è stata una costante di questo breve soggiorno.

    Il rientro in Europa sembra messo in scena da un coreografo leggermente sadico : ci accoglie il freddo umido, la foschia e la poggia, d’altronde è il 3 febbraio... Tuttavia niente può cancellare dai nostri volti quel sorriso leggermente sognante perché memore del meraviglioso paese che abbiamo appena lasciato, e che crediamo attenda più di uno di noi per una seconda puntata.







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