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Tocca e bevi! bevi e tocca!

Gli storici della musica sono soliti rammaricarsi per le poche informazioni su quello che fu il sodalizio più felice della lirica. La collaborazione tra Mozart e Da Ponte, tra il musicista più geniale, "divino... genio", sono parole di Da Ponte, e il compositore più eccentrico e avventuriero del XVIII secolo, le cui vicende dovevano essere note anche a Mozart, ebbe qualcosa di superiore, di miracoloso. Nel giro di pochi anni, meno di quattro, realizzarono: Le nozze di Figaro (1786), Il don Giovanni (1787), Così fan tutte (1790).
Da quest'ultima abbiamo tratto il nostro titoletto. Dal Don Giovanni il brindisi per l'antologia. Già dalla citazione, brevissima, del Così fan tutte si può cogliere il talento della poesia di Da Ponte, che incontreremo nel brindisi più articolato del Don Giovanni. E' il talento della leggerezza. Questo brindisi ha una grazia, un nitore e una sintesi inconfondibili. Con due soli verbi, toccare e bere, ma ritmati in una sapiente alternanza chiastica (abba), Da Ponte evoca sia la partecipazione plurima del brindisi, quanto il quadro scenico. Il verso, il suo ritmo richiamano il moto delle onde: "tocca e bevi! Bevi e tocca". Si vedono i calici che si alzano, che si incontrano, che si toccano tra Ferrando, Guglielmo, Fiordiligi e Dorabella.
Non meno intenso e rivelatore è il brindisi del don Giovanni. I versi sono altrettanto straordinari per sintesi e precisione. In quattro battute c'è tutto don Giovanni e la sua follia. Da Ponte non si serve di parole particolarmente dure. L'impiego di femmine per donne non è così rilevante per esprimere la sua dissolutezza. Nel brindisi di Prividali de L'occasione fa il ladro di Rossini le parole sono decisamente più sprezzanti: "viva il sesso femminino!". Eppure in quello di Da Ponte la durezza, l'immobilità di don Giovanni dal peccato, la sua arroganza nel sedurre le donne vengono espresse compiutamente nell'efficacia del tono: assertivo, senza dubbi del brindisi. Da Ponte inoltre ci informa che quelle parole sono pronunciate bevendo. E' un particolare importante, un segno forte del carattere sprezzante e sbruffone di don Giovanni.
Trovo illuminante per capire la musica di Mozart (e la poesia di Da Ponte) questa considerazione, che da qualche parte ho letto. Mozart non credeva nella felicità, ma nella gioia. Egli aveva capito come la felicità - stato dell'essere - non appartiene all'uomo, differentemente dalla gioia - emozione di un buon momento - che è vicina e umana. Mozart aveva ragione: nessun uomo è tanto fortunato da definirsi felice, quanto nessun uomo è tanto sfortunato da non aver conosciuto la gioia di un buon momento. Nel brindisi e nella vita di don Giovanni non c'è certo felicità.

3. WOLFGANG AMADEUS MOZART (1756 - 1791)
LORENZO DA PONTE (1749 - 1838)


Il dissoluto punito, ossia Il don Giovanni (1787)
Scena XIV, Atto II.

Don Giovanni
Lascia che mangi;
(torna a sedere, a mangiare)
e se ti piace,
mangia con me.

Donna Elvira
Réstati, barbaro,
nel lezzo immondo,
esempio orribile
d'iniquità!

Leporello
Se non si muove
del suo dolore,
di sasso ha il core,
o cor non ha!
Don Giovanni
(bevendo)
Vivan le femmine,
viva il buon vino,
sostegno e gloria
d'umanità!

Donna Elvira
(sorte)
Ah!
(rientra e fugge dall'altra parte).

Testo di Luigi Borgo - copyright Santa Margherita S.p.a.

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