Così, diretto e senza pietà, Shakespeare si riferisce a Marco Antonio, "guerriero malato di voluttà per la più maliziosa delle donne" (Praz). E questo doveva essere il giudizio di Orazio, che nel carme 37 non lo ricorda nemmeno. Lei è Cleopatra, la donna che ha sedotto la storia. Cleopatra è il simbolo della donna fatale, della grande seduttrice. Aveva fascino e bellezza fuori dal comune e la sua voce era celebre per il tono melodioso, non meno del suo naso lungo e sottile. La vita di Cleopatra fu il romanzo più romantico e più avventuroso mai scritto. La sua bellezza e il suo fascino riuscirono a far tremare l'impero più potente al mondo. Orazio, nel carme 37, innalza un brindisi per la sua morte. Di rado la poesia ha saputo esprimere con tanta efficacia l'animo che si risolleva dopo una grande paura.
Dai versi iniziali comprendiamo quale pericolo corse Roma. Eppure, nel finale del carme, Cleopatra non è già più il mostro terrificante tanto temuto. Dopo l'invito a brindare per la morte di lei, Orazio cade sedotto dalla dignità e dal coraggio e dal permanente fascino di Cleopatra. L'odio si è trasformato in ammirazione. Un'altra donna, sebbene dal naso piccolo e corto, ha suscitato il medesimo sentimento ossimorico. E' Lesbia, la Clodia di Catullo. Anche lei era maledettamente bella e seducente, come lo era Didone, che incontriamo in un altro brindisi. Cleopatra, Clodia e Didone hanno un fascino che le accomuna. Sono state donne capaci di sfidare il costume antico, il mos maiorum, su cui Roma aveva creato l'immagine severa dell'Impero, il prestigio e l'onore della sua civitas.
Solo Ovidio ha osato legittimare il costume di queste donne. Nella sua Arte di Amare, sostiene il valore assoluto della finzione per il seduttore. Colui che aspiri a conquistare la donna del proprio desiderio non deve temere l'inganno, anzi, sia il primo ad ingannare. L'invito a infrangere il valore antico della lealtà è chiaro: l'amante brindi, fingendosi ebbro, al marito di lei, ma in cuor suo ne auguri la morte. Al grande restauratore dell'Impero, Augusto, che aveva annullato i sogni di conquista di Cleopatra e che aveva chiamato Virgilio a comporre il grande epos di Roma, l'operazione letteraria di Ovidio parve contraria ai suoi sforzi di ripristinare la pace nel nome dei valori antichi. Come vedremo in un altro brindisi, Ovidio pagò caramente l'azzardo.
ORAZIO (65 a. C. - 8 a. C.)
c. XXXVII
E adesso, amici, beviamo!
Si batta con libero piede la terra:
tempo è questo di ornare
i letti degli dèi con un convito
solenne come quello dei Salii.
Non si poté finora
trarre dalle avite cantine
il Cecubo: una pazza regina
sognava il Campidoglio
caduto e il lutto dell'impero;
e con un gregge di gente
libidinosa ardiva
ogni cosa sperare, ebbra
del riso facile della Fortuna.
Sola una nave scampata dal fuoco
le tolse il furore; e Cesare
la inseguì che volava
dall'Italia sui remi
come corvo rincorre una colomba
timida o cacciatore svelto
una lepre sui campi di Emonia
nevosi, e ricondusse
quella mente torbida di vino
a più veri timori
per stringerla in catene,
fatale mostro. E lei
che voleva morire generosa
non s'impaurì della spada
come femmina né si nascose
in terre lontane con la flotta
adunata. Entrò
nella reggia distrutta
serena in volto, e toccò
con le mani i serpenti
squamosi per berne intrepida
con tutto il suo corpo l'atro veleno:
più feroce lei della morte.
Superò così la corsa delle nostre
Liburne agili;
e non passò, lei superba
nei fasti del trionfo incatenata.
OVIDIO (43 a.C. - 17 d.C.)
Ars Amandi 1 vv. 565 - 602
Quando dunque ti saranno offerti i doni di Bacco sulla mensa e avrai una donna accanto a te sul letto tricliniare, prega il padre Nyctelio e i sacri riti della notte di far sì che il vino non ti dia alla testa. Allora con parole coperte potrai dire molte frasi allusive che lei intenda come rivolte a sé, potrai con poche gocce di vino scrivere leggere lusinghe così che sulla tavola lei legga d'essere la padrona del tuo cuore; potrai guardarla negli occhi con occhi che rivelano il tuo amore; anche uno sguardo muto ha spesso voce e parola. Cerca di afferrare per primo la coppa che ha toccato le sue labbra, e bevi dalla parte da cui ha bevuto lei; e qualunque cibo assaggi con le dita, prendine anche tu, e toccale, nel prenderlo, la mano.
Tuo desiderio sia anche quello di piacere al marito della donna: a voi sarà più utile una volta diventato amico. Se toccherà a te bere per primo, fa' bere prima lui, offri a lui la ghirlanda destinata alla tua fronte. Che sia il suo posto più basso o pari al tuo, si serva lui per primo, e non aver paura di parlare facendogli da spalla. Metodo sicuro e frequente è ingannare sotto il nome di amico: sì, è sicuro e frequente, ma non è un metodo onesto. E' così che il fiduciario sbriga anche troppe cose e pensa di dover badare a più faccende di quante non comporti il suo mandato. Noi ora ti daremo una precisa misura per il bere: che la mente e le gambe svolgano bene il loro ufficio. Evita soprattutto le ingiurie provocate dal vino e la mano troppo pronta alla rissa selvaggia. Cadde Euritiòne bevendo stoltamente il vino che gli veniva offerto: vino e convito sono più adatti ai dolci passatempi. Se hai voce, canta: oppure danza, se hai braccia sciolte, e cerca di piacere per quelle doti con cui puoi piacere.
L'ebbrezza, se è vera nuoce, ma gioverà se è simulata. Fa' che la lingua finga d'incepparsi con suoni balbettanti, in modo che qualunque cosa tu dica o faccia con troppa sfrontatezza sia attribuita a quell'unica causa, il tropo vino. "Salute alla signora" dirai, "salute a chi dorme con lei"; ma in cuor tuo prega che al marito venga un accidente.
Testo e ricerche Luigi Borgo - copyright Santa Margherita S.p.a.
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