Il titoletto è da Ovidio, che di donne se ne intendeva. Ma introducendo Saffo, vorrei citare una frase della Yourcenar: "Cessare di essere amata, significa diventare invisibile. Tu non ti accorgi più che io abbia un corpo". Il brindisi di Saffo pare composto da un poeta invisibile. Non ci inganni il significato del testo, né la circostanza festosa. Qui, più che leggere, è necessario ascoltare. (Il verso è continuamente rotto, il tono spezzato). Saffo sta in disparte (due soli soggetti: il primo impersonale, "il cratere"; l'altro siderale e lontano, "gli dèi"). Lei non è della festa. (Chi assiste a una festa, senza esserne parte, non può che essere triste). La gioia degli sposi non è sua.
Questo è il brindisi più triste che la letteratura ci abbia dato. Quali potranno essere le ragioni? La natura di frammento lo apre a molteplici ipotesi. Sappiamo che sposando Cercilia, uomo ricco e potente, Saffo non incontrò il suo ideale amoroso, ma sappiamo pure che l'amore per Faone fu solo invenzione. Saffo non si suicidò buttandosi dalla Rupe di Leucade, perché Faone non l'amava. Non è Faone, certo, lo sposo del brindisi. Tuttavia costui dev'essere un mortale. (Quale ragione ci sarebbe di esprimere auguri di felicità a un dio?) Forse la sposa innominata è una dea o una fanciulla, tanto eletta da animare un brindisi divino. Sappiamo che la casa di Saffo era frequentata da molte fanciulle. Vi andavano per essere educate al culto di Afrodite, dea dell'amore, della bellezza, della fertilità.
L'unione omoerotica tra loro era una pratica comune e riconosciuta apertamente come momento della pedagogia antica, tanto che le fanciulle educate da lei acquisivano un gran pregio agli occhi dei futuri mariti e di questo Saffo era orgogliosa. Nemmeno l'ipotesi di un matrimonio di una sua ragazza ci dà la ragione della tristezza di questi versi. Pare non ci sia soluzione. Questo frammento non si apre ulteriormente. La tristezza di questo brindisi rimane appena una sensazione. Ci facciamo soccorrere, ancora una volta, dalla Yourcenar, che ispirata da Saffo e a lei riferendola, scrisse: "come sarebbe stato scialbo essere felici".
SAFFO (seconda metà del VII a.C. ca. - ?)
Il cratere era colmo
d'ambrosia.
Ermete prese un'anfora,
versò. Tutti gli dèi
reggevano le coppe,
libavano. Allo sposo
fecero auguri di felicità
Testo e ricerche Luigi Borgo - copyright Santa Margherita S.p.a.
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