Con Jacob Jordaens (1593 - 1678) il brindisi diventa canto, colore, intreccio di braccia al cielo, come si vede ne La festa, olio su tela conservato a Vienna. E', tra quelli che conosco, il brindisi più straordinariamente ricco di scene. Ne conto almeno quattro. La prima, quella del brindisi, si sviluppa su due piani. Quello della figura al centro, che alza il bicchiere e canta, e quello sullo sfondo, costruito sulla faccia intensissima dell'uomo che brinda, iscritto tra il volto dell'uomo in primo piano e il suo braccio levato. Compito di questa scena, a me sembra, sia di dare (e di fatto lo dà) una grande spinta verso l'alto a tutta la rappresentazione. Tra i due piani ora descritti, ve ne è uno intermedio, a sua volta diviso in quattro momenti. Da sinistra a destra abbiamo la vecchia che sorride, le cortigiane che ammiccano, la regina altera, come la Baccante romana, il re goloso, che guarda nel nappo, mentre beve, e con la sinistra tiene stretta la brocca. Se la prima scena imprimeva un'energia verticale, questa seconda ha uno sviluppo orizzontale. La terza e la quarta sono scene a margine. L'una è quella della bambina, che, nel nome di un'indifferenza altrettanto regale, beve; l'altra è quella del vecchio che vomita, osservato solo dal cane. Jordaens fece un dipinto quasi simile a questo. Impiegò gli stessi personaggi: il re, l'uomo che brinda in primo piano, gli altri dietro, una donna che canta, mentre pulisce il sedere ad una bambina, che guarda il solito vecchio vomitare, ma non seppe toccare il vertice compositivo di questo nostro. Nemmeno Dirk Hals nel suo brindisi campestre tra aristocratici sa avvicinarglisi.
Testo di Luigi Borgo - copyright Santa Margherita S.p.a.
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