Se, supponiamo, è stato facile per l'uomo della preistoria apprezzare il frutto commestibile della vite, gustandone gli acini, sicuramente casuale è stata la scoperta che il succo di quel frutto, dimenticato in qualche rudimentale contenitore, poteva trasformarsi e assumere un gusto diverso; ma, soprattutto, quella strana bevanda provocava piacevoli effetti, inebrianti in chi lo beveva. Per questo motivo, spesso in passato, il risultato della fermentazione del succo d'uva veniva usato come complemento a cerimonie religiose: in mancanza di nozioni scientifiche, le alterazioni provocate dall'alcol venivano infatti considerate in qualche modo "magiche", legate alle divinità.
Ma quando l'uomo si è "ubriacato" di vino la prima volta? La pianta rampicante Vitis Vinifera cresceva "già", in modo spontaneo, 300.000 anni fa come dimostrano diversi ritrovamenti archeologici. Le prime prove di vite "addomesticata" dall'uomo risalgono invece a circa 7-8 mila anni prima di Cristo: siamo in Asia, culla della viticoltura, in particolare in Transcaucasia, in Georgia e in Armenia. Da lì la coltura della vite migrò verso est, attraverso l'Asia, sino alla Cina. Solo in un secondo tempo la viticoltura si diffuse a ovest, e raggiunse l'Europa grazie ai Greci (siamo tra il 7° e l'8° secolo avanti Cristo).
A prendere la "staffetta" furono i Romani, che portarono la vite e il vino ovunque: le legioni dell'impero che giravano l'Europa continentale erano infatti obbligate a piantare nei loro accampamenti l'insalata (la "romana") e la vite. Il vino conosce con i Romani un vero e proprio boom, si sviluppa il commercio, iniziano gli studi sulla viticoltura; è di Plinio il Vecchio la prima "guida ai vini": nella sua Naturalis Historia individua 80 zone d'elezione e 185 vini, come si nota il concetto di "territorio" ha radici antiche.
Intanto i Galli intuiscono le proprietà della vite e del vino: inventano la botte in legno, strumento che rivoluzionerà il mondo enologico e sviluppano una varietà di vitigno più resistente al freddo grazie alla quale nacquero i vigneti di Borgogna.
Alla fine del III secolo d.C. le popolazioni di ceppo germanico spazzano via i Romani, insieme alla loro cultura, i loro ideali e le loro abitudini, incluse quelle alimentari. Frutta e verdura sono sostituite da carni, i banchetti diventano "roba da Barbari", il vino sostituito dalla birra e dall'idromele, tradizionali bevande fermentate del Nord Europa.
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