Si è già accennato poco sopra della nascita del Carmignano e del Chianti come elementi anticipatori delle attuali denominazioni di origine. E' altresì interessante accennare velocemente alle origini “moderne” di altri rinomati vini, italiani e stranieri, alcuni dei quali in passato ben diversi da come li conosciamo oggi.
Barolo
Vino conosciuto e apprezzato sin dall'epoca medioevale, è solo a partire da metà del XIX° secolo, per intervento dell’enologo francese Oudart e l'appassionata opera del Conte Cavour, che tale vino, da dolce e potenzialmente instabile, inizia a essere prodotto come vino secco, stabile e adatto all’invecchiamento.
Brunello di Montalcino
L'attuale Brunello nasce attorno al 1870 per opera di Ferruccio Biondi Santi che inizia a coltivare un clone di Sangiovese, chiamato Sangiovese Grosso o Brunello, particolarmente resistente alla filossera, producendo così un vino da monovitigno adatto all’invecchiamento. La denominazione italiana più conosciuta al mondo ha, però, una diffusione produttiva molto recente, considerando che sino agli anni '50 vi era un solo produttore che commercializzava vino con quel nome mentre al momento dell'uscita del primo disciplinare (fine anni '60) vi erano solo 13 aziende produttrici e poco più di 70 ha in produzione contro le oltre duecento aziende e i 1800 ha odierni.
Brunello di Montalcino
L'attuale Brunello nasce attorno al 1870 per opera di Ferruccio Biondi Santi che inizia a coltivare un clone di Sangiovese, chiamato Sangiovese Grosso o Brunello, particolarmente resistente alla filossera, producendo così un vino da monovitigno adatto all’invecchiamento. La denominazione italiana più conosciuta al mondo ha, però, una diffusione produttiva molto recente, considerando che sino agli anni '50 vi era un solo produttore che commercializzava vino con quel nome mentre al momento dell'uscita del primo disciplinare (fine anni '60) vi erano solo 13 aziende produttrici e poco più di 70 ha in produzione contro le oltre duecento aziende e i 1800 ha odierni.
Chianti
La nascita del Chianti si può far risalire all'opera del Granduca di Toscana Cosimo III°, che nei primi decenni del '700, in anticipo di due secoli e mezzo sulla nascita delle Doc, regolamenta aree di produzione e metodi di coltivazione e lavorazione di alcuni vini toscani, quali il Carmignano e, appunto, il Chianti. Il vero punto di svolta avviene, però a metà del XIX° secolo, quando il Barone Bettino Ricasoli propone la rinomata “formula del Chianti” (Sangiovese, Canaiolo Nero e Malvasia Toscana), rimasta immutata per un secolo e mezzo, e modificata, con la non obbligatorietà dell'utilizzo di uve a bacca bianca, solo da pochi anni.
Uno dei vini italiani di maggior successo al mondo non esisteva nemmeno sino a qualche decennio fa. O meglio, esisteva ma non era commercializzato con quel nome e, soprattutto, rappresentava spesso una sfortuna per l'incauto produttore che non riusciva a mantenere dolce il vino, come tradizione voleva per la produzione del Recioto della Valpolicella, ben più ricercato e remunerato. La versione secca, chiamata inizialmente “Recioto scapa'” e poco considerata, inizia a essere prodotta e commercializzata come Amarone della Valpolicella solo nella seconda metà del '900 passando da poche migliaia di bottiglie agli oltre 10-12 milioni previsti per le annate 2006 e seguenti.
Marsala
Come per il Porto, lo Jerez e il Madeira, anche il Marsala deve la sua diffusione a livello continentale ad opera degli inglesi. Fu infatti Woodhouse che, alla fine del XVIII° sec., iniziò a produrre a Marsala un vino sullo stile di quelli di Madera, Oporto e Jerez attraverso alcolizzazione e “concia” del vino (o mosto-vino), in base alle preferenze dei consumatori inglesi dell'epoca. Il suo esempio fu quindi imitato e perfezionato da Ingham e dal nipote Whitaker, a cui seguì l’italiano Florio e col tempo molti altri produttori.
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