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Gaetano Marzotto, così nasce 'Impronta del Fondatore'

Tradizione e innovazione. Senza cadere nelle banalità, sono questi i tratti distintivi di Santa Margherita. Innovazione testimoniata dall'aver saputo proporre vini che interpretassero il cambiamento nei gusti dei consumatori e delle loro abitudini alimentari; tradizioni perché questa casa vinicola nasce nel 1935, appartenendo sempre alla famiglia del Fondatore, Gaetano Marzotto.

Al Vinitaly, Santa Margherita ha presentato due nuovi vini - Pinot Grigio Alto Adige e Chardonnay Trentino, entrambi Doc - per ricordare le "intuizioni" di Gaetano Marzotto in tema vinicolo.
«Nel 1960, quasi cinquant’anni fa, gli enologi di Santa Margherita - ricorda l'attuale presidente della maison di Fossalta di Portogruaro, Gaetano Marzotto, nipote del Fondatore - iniziarono a pensare ad un vino che uscisse dai canoni tradizionali del tempo; che venisse incontro alle mutate esigenze dei consumatori; che fosse di più facile beva e che esaltasse la freschezza, i profumi. Un vino finalmente moderno. La scelta cadde su due fattori: il territorio - guardando a nord, alle favorevoli condizioni per la viticultura che si avevano in Alto Adige (e che si hanno tuttora); e il vitigno. Si puntò sulla tipicità del Pinot Grigio, puntando alla vinificazione in bianco, evitando quindi il contatto del mosto con le bucce ramate dell’uva. Ora che sono passati cinquant’anni, e che quella innovazione è diventata una parte importante della nostra storia e tradizione, abbiamo deciso di lanciare una selezione che ricordi quei giorni, quegli uomini, quella intuizione. Una selezione cui abbiamo dato un nome fortemente evocativo del Fondatore della nostra realtà».
«Mio nonno - aggiunge Gaetano Marzotto - ha insegnato a noi nipoti, che dobbiamo sempre essere concentrati sul dare "soddisfazione" ai bisogni delle persone. Mi ricordo delle grandi riunioni di famiglia, a tavola, nella serenità del convivio, con nostro nonno che ci sollecitava a mettere sempre al centro delle nostre future azioni gli interessi, le aspettative, delle persone che entravano in relazione con noi. Il Pinot Grigio di Santa Margherita nacque così: dalla sua intuizione che i “bisogni” legati al vino andavano cambiando velocemente, che da semplice alimento stava diventando qualcosa di più e di diverso, e che il pubblico aveva “sete” di vini nuovi, più moderni, raffinati...Intuì che il boom economico avrebbe cambiato fra i suoi tanti effetti anche la “mappa del gusto”, e agì di conseguenza assieme ai suoi enologi».
Chardonnay e Pinot Grigio: ci racconta quest'ultimo?
«Una selezione straordinaria: dei nostri territori, le uve provengono dalle parcelle migliori dell’Alto Adige; vengono raccolte rigidamente a mano e con estrema cura ed attenzione. Soltanto le uve migliori vengono destinate a questa “Impronta del Fondatore” tanto che la produzione è veramente limitata, un numero ristretto di bottiglie destinate esclusivamente al top della ristorazione e delle enoteche. Questo vino racchiude in sè tutti i profumi, la freschezza dei vini dell’Alto Adige avendo come nota distintiva una grande leggerezza. Un vino elegante, raffinato. Un omaggio ai desideri del nonno che voleva qualità nei territori; qualità nelle uve; qualità nelle lavorazioni. Noi ci siamo mossi lungo quell’impronta».

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