La Cina cambia gusti: tra i vini importati i bianchi stanno trovando una loro dimensione sul mercato. Il motivo, come spiegano gli analisti di Wine Intelligence, è legato direttamente alla crescita del numero dei wine lovers: fin quando il fenomeno vino ha coinvolto solo gli strati più alti della popolazione, i grandi rossi di Bordeaux, Borgogna, Toscana e Piemonte hanno fatto la parte del leone, ma adesso, che al vino si stanno avvicinando i giovani, la classe media e le donne, il trend è diverso, e la quota di vino bianco importato cresce in maniera sempre più significativa.
Una ricerca della
Boston University School of Medicine, dimostra come bere poco ma con regolarità abbia effetti positivi sulla qualità della vita nel suo complesso, soprattutto mentre ci si avvicina alla mezza età.
La ricerca è stata condotta osservando nell’arco di 6 anni lo status di 5.404 canadesi dai 50 anni (che hanno mantenuto nella maggior parte dei casi modelli stabili di consumo) utilizzando l’Health Utilities Index, un indice sintetico utilizzato a livello internazionale, che guarda ad aspetti cognitivi, emozionali, di mobilità e destrezza. Dallo studio emerge che chi beve con moderazione (non più di 14 bicchieri a settimana, e comunque non più di 4 al giorno per gli uomini e 2 per le donne), ha punteggi complessivi migliori rispetto è a chi è completamente astemio.
È Claudia Inés Quini, ingegnere chimico e vice capo della ricerca presso l’Istituto Nazionale per la vitivinicoltura di Argentina (Inv), il nuovo presidente (per la prima volta una donna) dell’Oiv (Organizzazione Internazionale della vigna e del Vino), che succede al francese Yves Bénard.
La nomina è arrivata nel Congresso Mondiale della Vigna e del Vino n. 35, di scena in Turchia.