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| Brindisi |
| Brindisi in musica |
LA VIA DEL BRINDISI MUSICALE
Si è soliti dividere la storia della musica
moderna in due grandi tempi: prima e dopo l'800. Ovvero tra la musica la cui ragion
d'essere è l'espressione dei sentimenti (e che di solito si poteva fischiettare
all'uscita dei concerti) e quella che, invece, conferisce alla musica una valenza
di seduzione prettamente concettuale. (La musica contemporanea, da Stravinskij
a Stockhausen, a Berio, post romantica, è notoriamente difficile da fischiettarsi,
come, sebbene non in termini così assoluti, lo era già la musica
pre romantica). Kundera ha riassunto con acutezza queste contrastanti posizioni:
"è come se dietro l'arte della melodia", scrive, "si celassero due possibili
intenzionalità, opposte l'una all'altra: come se una fuga di Bach, mettendoci
in presenza di una bellezza extrasoggettiva dell'essere, volesse farci dimenticare
stati d'animo, passioni e dispiaceri, noi stessi insomma; e la melodia romantica
volesse invece immergerci in noi stessi, farci sentire il nostro io con una intensità
tremenda e farci dimenticare tutto quanto è fuori di noi". E' la nota
distinzione tra la via del cuore e la via della mente per la catarsi, per la purificazione
dell'anima. I brindisi rompono quasi questa sintassi, per abbracciare entrambe
le vie. Da quello di Banchieri del Cinque-Seicento a quello di Mascagni della
fine Ottocento, il brindisi è un vero e proprio intreccio tra canto e discorso,
tra confessione e conoscenza, tra passione e ragione. 1.
ADRIANO BANCHIERI (1568 - 1634) Barca
di Venetia per Padova Venetiano e Thedesco Voglion cantar per cosa
capricciosa ma pria vadi il Thedesco, e il fiasco in ronda alquanti Marregali
alla Venosa. Tenore Brindes iò iò iò iò
iò iò sgott mi trinc con el flascon brindes iò iò
iò verlich sgott mi piaser el vin bon brindes iò iò
iò iò iò Gli altri. Or suso el fisco in ronda
con patto alla segonda daspuò che bevù havremmo voio che
nù cantemmo per cosa capricciosa un per de Marregali alla Venosa.
2. ANDREA CICOGNINI (1606 - 1651)
L'Orontea (1649) Atto I, scena VI
Gelone Chi non beve vita breve
goderà. Il buon vino, ch' è divino. Viver fa. Quanti
seguendo Amor vivono afflitti, quanti immersi nel gioco impoveriscono,
quanti filosofando illanguidiscono, e quanti in guerra al fin cadon traffitti?
Faccia ogn'un quel che gli par: ami, giochi, filosofi o guerreggi,
ch'io saprò con miglior leggi giorno e notte trionfar. Un
brillante liquor solo m'alletta; Bacco è la dama mia, Bacco è
il mio Marte, la mia filosofia, la mia bassetta. Chi non beve...
Scena VII Corindo
Com'è dolce il vezzeggiar amorosa beltà. Che cortese ti
dà quando il cor sà bramar. E se dolce è quel
piacer, quant'è più dolce, nel suo sen goder. Gelone
Quant'è dolce il rimirar dalla botte uscir fuor marzimino liquor,
che può l'alma bear. E se dolce è quel veder, quant'è
più dolce inbriacarsi e ber.
Testo di
Luigi Borgo - copyright Santa Margherita S.p.a.
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