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EXCURSUS CINESE Quello
di Li-Po è tra i brindisi più belli di questa antologia. Il poeta
brinda alla luna nella solitudine quieta di un notturno campo di fiori: "alzo
la tazza e l'offro alla splendente luna". Qui la nostra memoria della letteratura
occidentale ci aiuta poco. Li-Po è solo nel campo, ma vince la sua solitudine
corteggiando la luna e giocando con l'ombra del proprio corpo riflessa dalla luce
lunare: "Io canto: la luna mi guarda e pare avanzi. Io danzo: l'ombra mi
si agita in disordine". Da Leopardi a Borges la luna è il simbolo
della sofferta solitudine umana. "I lunghi secoli/ dell'umano vegliare l'han
colmata/ d'antico pianto" (Borges). Ma
non è tutto. In questo brindisi di Li-Po cade anche la lontananza tra l'uomo
e la luna: "se la vita è sventura/ perché da noi si dura?/
Intatta luna, tale/ è lo stato mortale./ Ma tu mortal non sei,/ e forse
del mio dir poco ti cale". La luna, indifferente e lontana del Leopardi,
è in Li-Po complice e partecipe; è un'amica cara, con cui il poeta
instaura un'affinità cosmica, superiore e immortale: "una platonica
amicizia stabiliamo eterna: il prossimo incontro lassù nella Via d'Argento".
Questi versi colmi di sollievo, sconosciuti alla poesia occidentale, li ritroviamo
in un altro poeta cinese, Sou Che, nato tre secoli dopo Li-Po. Anche qui la luna
ha lo stesso potere d'incanto, la medesima dolcezza, la medesima rasserenante
quiete di una compagna fedele delle nostre notti insonni e solitarie. Non
è improbabile che Sou Che avesse presente, scrivendo il suo brindisi alla
luna, quello di Li-Po. Altrettanto plausibile è credere che i versi finali
del brindisi di Li-Po abbiano ispirato la leggenda della sua morte. Si narra che
una notte, mentre stava su una barca di un parente e beveva del buon vino, Li-Po
fosse stato abbagliato dalla luce della luna che si specchiava nell'acqua. Il
suo riflesso era così luminoso che Li-Po volle abbracciarlo. La leggenda
dice che Li-Po si tuffò nell'acqua d'argento e scomparve.
5. LI PO (701 - 762) In
mezzo ai fiori, con un orciuol di vino mi trovo a bere solo: non ho compagni.
Alzo la tazza e l'offro alla splendente luna. Mi rivolgo all'ombra: siamo
così in tre. Poiché la luna non può bere e l'ombra
unicamente segue il mio corpo. Alla luna m'accompagno, intanto, e all'ombra;
poiché bisogna pur godere: è primavera. Io canto: la luna mi
guarda e pare avanzi. Io danzo: l'ombra mi si agita in disordine. Finché
in me sono, siamo buoni amici, quando cado ubriaco, ognuno se ne va. Una
platonica amicizia stabiliamo eterna: il prossimo incontro lassù nella
Via d'Argento. 6. SOU CHE
(1036 - 1101) Levo la coppa, o luna,
e t'invito a bere, t'auguro di non calare. Levo la coppa e v'invito, o
rami fioriti: v'auguro di non perdere i vostri petali. Sotto alla luna
e in faccia ai fiori m'inebrio, - Felicità - dolore, lasciamoli stare!
Quanti saranno a capire un incanto simile? Col vino e i fiori; che stiamo
ad aspettare? Testo e ricerche Luigi Borgo
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