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Brindisi
Medioevo


LA DONNA GOTICA

Una donna straordinaria si aggirava nei pressi della cattedrale di Parigi attorno al 1116. Aveva circa sedici anni ed era colta, intelligente come nessun'altra. Conosceva il greco, il latino e anche l'ebraico. Il suo nome era Eloisa. Abelardo, che allora era il maestro più celebre in Europa, "credevo d'essere rimasto l'unico filosofo al mondo", se ne innamora, riconoscendo in lei l'unica persona degna del suo amore. La storia di Abelardo e Eloisa è tra le più nobili storie d'amore del medioevo, al pari di quella di Paolo e Francesca. In essa c'è in nuce l'essenza dell'amore goliardico.
In queste storie d'amore, diversamente dall'amore cantato nella poesia cortese, l'attrazione fisica e il soddisfacimento dei sensi non svilisce la valenza del sentimento amoroso. La donna gotica, dalla chioma bionda e dalla pelle rosea, con il seno appena pronunciato, in un corpo alto e leggero, non è la donna cortese dei trovatori, dei Siciliani, di Dante o Petrarca, musa di un amore ideale e angelico.
La donna dei goliardi è una donna vera, di condizioni sociali pari o inferiori a quella dei chierici, con cui il poeta vive un sentimento terreno e umano di voluptas et cupiditas, di voluttà e bramosia

POESIA GOLIARDA (1100 - 1230)

Bacche, beneveniens...

Ave o Bacco dolcissimo,
o sospir d'ogni petto,
tu che versi negli animi
tanta onda di diletto!
Rit. Questo vin, questo buon vino
questo vino generoso
fa parlar l'uomo in latino
e il fa probo ed animoso.
Ecco la tazza concava
piena di vin possente,
che manda il capo in cimbali
a chi la bee sovente.
(...)
Bacco, invincibil despota,
entra dell'uomo nel core
e vi desta sollecite
le fiamme dell'amore.
Bacco sovente visita
delle fanciulle i petti
e a te li rende, o Venere
dolcissima, soggetti
(...)
Bacco rende la femmina
docile e obbediente,
onde questa sollecita
piega ed all'uom consente.
(...)
Questo è il nume onde agli uomini
vien la gaia scienza:
dà la dottrina ai cerebri
dà ai labbri l'eloquenza.
O Bacco, o famosissimo
nume, quanti qui siamo
servi al tuo lieto imperio,
i doni tuoi libiamo.
E a narrar le tue glorie
alziam l'inno giocondo
a te sacrando i cantici
fino a che duri il mondo.


Testo e ricerche Luigi Borgo - copyright Santa Margherita S.p.a.




 
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