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| Brindisi |
| Brindisi nell'arte |
UNA LEGGERE EBREZZA
Se
i brindisi non conoscono la furia del delirio dionisiaco, essi
non ignorano i primi effetti del troppo bere. John Steinbeck
descrive in una pagina prodigiosa gli effetti del bere su di
noi. Il tono è severo, quasi da analisi scientifica:
"...due dita sotto il collo della prima [fiasca], conversazione
concentrata; due dita più sotto, mestizia di dolci ricordi;
tre dita ancora più sotto, pensieri di vecchi amori felici;
un dito più sotto, pensieri di amori infelici; fondo
della fiasca, tristezza in ogni senso; due dita sotto il collo
della seconda fiasca, disperazione nera; due dita più
sotto ancora, canto di morte; altre due dita più sotto,
canto di morte e dannazione. Da questo punto in poi inutile
graduare: nulla vi è di certo e può accadere qualunque
cosa". Dove collocheremmo il brindisi? In genere esso sta
all'inizio del bere, ma può spingersi anche oltre. Certo,
non oltre le tre dita sotto della prima fiasca, che dev'essere,
goccio più goccio meno, la quantità di vino bevuto
dal Bacco di Michelangelo (1475 - 1564) del Museo del
Bargello di Firenze. Non è difficile notarne l'ebbrezza.
La testa è inclinata, il peso delle spalle e del braccio
senza coppa cade tutto sulla gamba sinistra, mentre l'altra
è piegata in avanti a disegnare tra il piede, il ginocchio,
il petto e la testa un'incerta serpentina. Il ventre scolpito
del Dioniso con satiro del Louvre è diventato
un ventre rigonfio. Il Vasari per primo notò i tratti
androgini del dio: "la sveltezza de la gioventù
del maschio e la carnosità e tondezza della femmina".
Questo è un aspetto importante. Michelangelo coglie e
ci introduce nell'essenza del dionisiaco. Scrive Zolla: "Dioniso-Bacco
spezza il gioco della dualità: conscio/inconscio, persona/
cosmo"; cadono le distinzioni, si mescolano i generi, si
affratellano i contrari.
Testo di
Luigi Borgo - copyright Santa Margherita S.p.a.
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