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Brindisi
Antica Grecia


SUBITO, UN BRINDISI

Tra la fine del IV millennio e l'inizio del III millennio avanti Cristo, il vino era già materia letteraria. Così risulta dalle tavolette di argilla, emerse fra le rovine di Nippur, un territorio a sud dell'attuale Bagdad. Le tavolette narrano l'epopea di Gilgamesh, re ed eroe antichissimo, il cui nome significa "colui che vide tutto". E' qui che troviamo il brindisi più antico.

Enkidu, colui che per volere degli dèi diventerà il grande amico di Gilgamesh, è un selvaggio. Vive tra le montagne, si ciba di ciò che caccia nei boschi e beve acqua dei ruscelli. Ma lui è il prescelto per stare vicino al re, e un giorno, mentre si avvicina ad una pozza per bere, incontra una donna che lo seduce e, secondo il disegno divino, lo inizia alla civiltà. "Lì tutti i pastori fecero ressa per vederlo, davanti a lui posero del pane, ma Enkidu sapeva solo suggere il latte degli animali selvatici. Annaspò maldestro, stette a bocca aperta, e non sapeva come fare o come dovesse mangiare il pane e bere il vino forte. Disse allora la donna: "Enkidu, mangia il pane, è il bastone della vita; bevi il vino, è l'uso del paese". Così mangiò finché non fu sazio e bevve vini forti, sette calici. Divenne allegro, il suo cuore esultò e il suo viso brillò. Lisciò i peli arruffati del suo corpo e si unse con olio. Enkidu era diventato uomo".

Questo passo antico ci informa di come dobbiamo riconoscere il brindisi. Esso è principalmente un invito a bere con consapevolezza, a bere nel nome di una ragione. E', pertanto, un bere colto, non fisiologico; un bere dell'anima, non del corpo. Ad Enkidu è offerto il vino perché possa conoscere il costume del paese, perché possa far parte della civiltà. Altre volte i brindisi hanno ragioni diverse: augurali, affettive, d'encomio, anche di spregio, ma pur sempre una ragione.

La cosa curiosa di questo antichissimo brindisi è che sia una donna a pronunciarlo. Nei successivi cinquemila anni di storia della letteratura sono rari i brindisi femminili: quello di Didone a Enea, giunto nella sua reggia, quello di Lola in risposta a Turiddu nella Cavalleria Rusticana. Il brindisi diventa, già in Grecia, gesto e parola maschile, come nel brindisi di Alceo, in cui il poeta invita l'amico a gustare al suo fianco il dono prezioso del "figliolo di Semele e di Zeus".

ALCEO (630 ca. - ? a.C.)

Beviamo! Perché attendere i lumi? Il giorno vola.
Prendi le coppe grandi variopinte, amico.
Il vino! Ecco il dono d'oblio
del figliolo di Sèmele e di Zeus.
E tu versa, mescendo con un terzo due terzi,
e le coppe trabocchino,
e l'una l'altra spinga


Testo e ricerche Luigi Borgo - copyright Santa Margherita S.p.a.




 
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