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Brindisi
Antica Grecia


NIENTE DI TROPPO

Il timore dell'eccesso è un timore profondamente greco nella duplice accezione morale ed estetica. Il male e il brutto hanno nell'eccesso la loro causa. Nietzsche riteneva che la parola "uomo" volesse dire misuratore, e che gli uomini avessero voluto chiamarsi così per rendere omaggio alla loro scoperta più grande, l'arte di misurare.
Questa valenza ha riempito di sé ogni parola e ogni cosa greca. Niente, nemmeno il bere, ne fu estraneo. Senofane, di cui si tramanda fosse arrivato a compiere cent'anni, e Teognide, l'aristocratico che combatté una guerra personale contro il cattivo gusto e, infine, anche il mite e gioioso Anacreonte rinnovano, nei loro brindisi, il valore, supremamente umano, della misura.

SENOFANE (565 a.C. ca. - 473 a.C. ca.)

Pulito il pavimento, e le mani di tutti,
e le tazze. Uno ci incorona di ghirlande,
un altro ci porge le fiale di balsamo profumato;
il cratere è pronto, colmo di beatitudine.
Altro vino ci aspetta - che non ci tradirà -,
dolce nei boccali, profumato di fiori.
C'è nell'aria aroma puro di incenso,
e c'è l'acqua, fresca, dolce, lucente;
e biondo pane e la tavola sontuosa
carica di formaggio e miele denso.
In mezzo c'è l'altare coperto di fiori,
e la musica e la festa invadono la casa.
Subito rendiamo onore a dio - noi uomini pii -
con parole devote e discorsi puri;
poi la libagione, e la preghiera di poter seguire
sempre la giustizia - questo è indispensabile,
e non il sopruso. E adesso beviamo, ma in misura
da poter tornare a casa da soli, se non si è vecchi.
E lodiamo chi bevendo parla di azioni nobili
- memoria e propositi di virtù:
lasciamo perdere le lotte dei Titani o dei Giganti
o dei Centauri - vecchie favole -
o le contese civili. Non ci migliorano.
Occupiamoci sempre, invece, degli dèi.


TEOGNIDE (seconda metà VI sec. a.C. ca.)

Beviamo, ora, e godiamo, fra bei discorsi:
ciò che sarà domani, è in mano a dio.


ANACREONTE (570 a.C. ca. - 485 a.C.)

Presto, ragazzo, una coppa!
Un brindisi, d'un fiato!
Tu mesci dieci mestoli
d'acqua, cinque di vino:
ch'io voglio fare un'orgia,
ma senza esagerare.
No, non così, non questo
fragore di schiamazzi!
Non cerchiamo di fare
una bevuta scitica!
Sorseggiamo, fra dolci
musiche d'inni.


Testo e ricerche Luigi Borgo - copyright Santa Margherita S.p.a.



 
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