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| Brindisi |
| Seicento - Settecento |
DUE VITE, DUE BRINDISI
Della vita di Shakespeare si è detto tutto
e il contrario di tutto. Con certezza non sappiamo nemmeno se avesse amato frequentare
le taverne di Londra, bevendo con i compagni di spettacolo. John Ward, vicario
di Stratford nel 1662 racconta che Shakespeare, da tempo ritiratosi, incontrò
gli amici Drayton e Ben Jonson e con loro fece una tale festa, bevendo così
tanto che si ammalò e non si riprese più: dato che "morì
di una febbre contratta in quella circostanza". Ma William Beeston sostenne
il contrario. Egli non amava le feste, le osterie, e quando qualche amico lo invitava
a bere, indugiava sempre in scuse. L'opera letteraria più complessa e problematica
(pari solo a quella di Dante o di Goethe, ma superiore a quella di ogni altro)
fu la creazione di un uomo la cui vita è avvolta dal mistero. Tuttavia
in molte sue opere il vino ha un ruolo importante. La nostra ricerca ci porta
a unire il suo nome a quello di Alfieri. Il nesso è il riscontro di un
primato attribuibile ad entrambi. Nell'Otello troviamo il primo brindisi,
in cui vi è un chiaro riferimento al tintinnare dei calici tra loro; nella
rima di Alfieri, il primo chiaro riferimento all'alzarsi in piedi per pronunciare
il brindisi. Ma non vi è altro nesso. Il rapporto vita-opera di uno fu
l'opposto di quello dell'altro. Alfieri, per certi versi, fu un precorritore dell'estetismo,
come lo fu Byron. Per rasserenarci Keats ha scritto: "la vita di un uomo,
una vita di qualche rilievo, è una continua allegoria - e ben pochi occhi
possono scrutare il mistero della sua vita - una vita a mo' dei vangeli, simbolica
- che tali persone non possono meglio spiegarsi di quanto possano la Bibbia ebraica.
Lord Byron è una figura, ma non è suscettibile d'interpretazione
simbolica. Shakespeare visse una vita che è un'Allegoria: le sue opere
ne sono il commento". 3. WILLIAM
SHAKESPEARE (1564 - 1616) Otello,
Scena III (Entra Iago) Cassio Benvenuto, Iago; andiamo alla
nostra guardia. Iago Non ancora, luogotenente. Non sono ancora le dieci.
Il generale ci licenziò presto per amore di Desdemona; non lo biasimiamo.
Egli non ha ancora goduto una notte d'amore con lei; e quella è un bocconcino
degno di Giove. Cassio Una creatura squisita. Iago Piena
di ruzzo, ve lo dico io. Cassio Effettivamente, una creatura fresca
e delicata. Iago Che occhi! Sembra invitino e sfidino la provocazione.
Cassio Occhi seducenti; e al tempo stesso assolutamente modesti. Iago
E quando parla, non sembra un dar d'allarmi all'amore? Cassio E' la
perfezione incarnata. Iago Benone! Auguri alle loro lenzuola! Venite,
luogotenente. Ho un boccale di vino; e qui fuori son due o tre amici di Cipro,
che vorrebbero toccare il bicchiere alla salute di Otello il nero.
VITTORIO ALFIERI
(1749 - 1803) D'ozio, e di vino,
e di vivande pieno tra donne e cavalieri a mensa assiso stassi Fra Ciacco
con lo grifo intriso, tutto aggraziato, amorosetto, ameno. Sorto un brindisi
a fare, adocchia il seno di quella ond'ei si sente il cuor conquiso; poi
su la sedia il posterior suo viso crede adagiar, ma batte il rio terreno.
Tanto l'impeto fu, sì sconcio il peso, che all'aria andar le zampe,
i panni in testa, e di sua Reverenza il meglio apparse. Tal vediam nella
polve in lieta festa un possente asinon di foja acceso, per far pompa
di membra, rotolarse.
Testo e ricerche Luigi
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