Santa Margherita Home Page



Giochi
Corso
Glossario
Incontri & Degustazioni
Sapori d'Italia
Itinerari
I Vini Consigliati


Brindisi
Quattrocento - Cinquecento


LA GIÀ VISSUTA FINE DEL SECONDO MILLENNIO

Le datazioni non sono prive d'inganni. Il più rimarchevole è il loro assunto universalistico. Non mi riferisco tanto ai diversi calendari del mondo, quanto ai calendari possibili realizzabili nel nostro stesso cono temporale. Basta cambiare il parametro di riferimento, che le date non sono più quelle. Sarei tentato di dire che non a noi, ma agli uomini del XVI secolo toccò in sorte di vivere la fine del secondo millennio. Spetta, d'altro canto, agli storici del Quattrocento la tripartizione della storia in evo antico, medioevale e moderno. Ma non è questa la sola prova.
Più di noi, legittimi traghettatori del secondo millennio cristiano, fu dei letterati del XVI secolo la furia ordinatrice di chi si sentì nel culmine estremo di un'epoca. A loro toccò, nelle arti quanto in politica, in filosofia e in religione, la sistemazione della grande eredità classica e medioevale.
Le stesse datazioni, dopotutto, non ci smentiscono: essi chiusero mille anni di medioevo (495, caduta di Roma - 1492, scoperta dell'America) che a sua volta aveva chiuso mille e più anni di classicità greco - romana (IX a.C., poemi omerici - 495 d.C.). Il Cinquecento, insomma, fa i conti con la storia bimillenaria, che lo ha preceduto. Nemmeno la tradizione del brindisi ne viene esclusa. In opere diverse per tematica, troviamo i primi e unici accenni sul brindare, quale rito e costume dei popoli.

7.GIOVANNI DELLA CASA (1503 - 1556)

Galateo, Cap. XXIX

Lo invitare a bere (la qual usanza, siccome non nostra, noi nominiamo con vocabolo forestiero, cioè far brindisi) è verso di sé biasimevole e nelle nostre contrade non è ancora venuto in uso; sicchè egli non si dee fare. E, se altri invitarà te, potrai agevolmente non accettar lo'nvito e dire che tu ti arrendi per vinto, ringraziandolo, o pure assaggiando il vino per cortesia senza altramente bere. E, quantunque questo brindisi, secondo che io ho sentito affermare a più letterati uomini, sia antica usanza stata nelle parti di Grecia, e comeché essi lodino molto un buon uomo di quel tempo, che ebbe nome Socrate, perciocché egli durò a bere tutta una notte, quanto la fu lunga, a gara con un altro buon uomo che si faceva chiamare Aristofane, e la mattina vegnente in su l'alba fece una sottil misura per geometria, che nulla errò, sicché ben mostrava che 'l vino non gli avea fatto noia; e tuttoché affermino oltre a ciò che, così come lo arrischiarsi spesse volte ne' pericoli della morte fa l'uomo franco e sicuro, così lo avvezzarsi a' pericoli della scostumatezza rende altrui temperato e costumato, e, perciocché il bere del vino a quel modo per gara abbondevolmente e soverchio è gran battaglia alle forze del bevitore, vogliono che ciò si faccia per una cotal prova della nostra fermezza e per avvezzarci a resistere alle forti tentazioni e a vincerle: ciò non ostante a me pare il contrario e istimo che le loro ragioni sieno assai frivole. E troviamo che gli uomini letterati per pompa di loro parlare fanno bene spesso che il torto vince e che la ragion perde. Sicché non diamo loro fede in questo: e anco potrebbe essere che eglino in ciò volessino scusare e ricoprire il peccato della loro terra corrotta di questo vizio; conciossiaché il riprenderla parea forse pericoloso, e temeano non per avventura avvenisse loro quello che era avvenuto al medesimo Socrate per lo suo soverchio andare biasimando ciascuno (perciocché per invidia gli furono apposti molti articoli di eresia e altri villani peccati, onde fu condannato nella persona, comeché falsamente, ché di vero fu buono e cattolico secondo la loro falsa idolatria); ma certo perché egli beesse cotanto vino quella notte nessuna lode meritò, perciocché più ne arebbe bevuto o tenuto un tino; e, se niuna noia non gli fece, ciò fu più tosto virtù di robusto celabro, che continenza di costumato uomo. E, checché si dichino le antiche croniche sopra ciò, io ringrazio Dio che, con molte altre pestilenze che ci sono venute d'oltra monti, non è fino a qui pervenuta a noi questa pessima: di prender non solamente in giuoco ma eziandio in pregio lo inebriarsi. Né crederò io mai che la temperanza si debba apprendere da sì fatto maestro quale è il vino e l'ebrezza.

Testo e ricerche Luigi Borgo - copyright Santa Margherita S.p.a.



 
Santa Margherita© è un marchio registrato. Tutto il materiale contenuto in questo sito è copyright Santa Margherita.
E' vietata la riproduzione anche parziale di testi e immagini.