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Brindisi
Quattrocento - Cinquecento


L'ELOGIO DELLA POESIA NELLA NASCITA DEL TERZO MILLENNIO

Nel giugno del 1480 Angiolo Poliziano si trova a Mantova per la festa di fidanzamento di una figlia del duca Gonzaga. In brevissimo tempo, "dui giorni", ospite nella loro casa, "intra continui tumulti", scrive la Fabula di Orfeo. Sebbene il Poliziano la ritenesse un'opera d'occasione, tra le meno importanti che avesse composto, la fabula ebbe uno straordinario successo. Centoventisette anni dopo, sempre a Mantova, andò in scena musicata da Claudio Monteverdi. Fu un successo ancora maggiore. Nella rivisitazione del dramma di Orfeo, Poliziano non incede mai su toni disperati della tragedia. Orfeo, che si volta, e Euridice, che si perde per sempre negli inferi; Orfeo, che rifiuta l'amore e viene ad odiare tutte le donne, per cui le baccanti lo strazieranno, sacrificandolo a Bacco, costituiscono la cornice mitologica-narrativa del dramma, non il suo assunto principale. In tutta la fabula è la poesia e la sua forza incantatrice il vero tema. Orfeo è il poeta. L'uomo con il talento più grande di tutti, il talento di saper incantare la natura e la morte con la forza delle proprie parole. Poliziano è l'umanista per eccellenza, l'umanista che crede nel primato della poesia. De Sanctis amò profondamente la fabula. Vi intese l'elogio del poeta, la collocazione della lirica al centro del terzo millennio della cultura. Scrisse che "dopo il lungo oblio nella notte della seconda barbarie" - quale, nella sua prospettiva, appariva il medioevo - "Orfeo rinasce tra le feste della nuova civiltà, inaugurando il regno dell'umanità, o, per dir meglio, dell'umanesimo".

3. ANGIOLO POLIZIANO (1454 - 1494)

Fabula di Orfeo, coro:

Ognun segua, Bacco, te!
Bacco, Bacco, euoè!
Chi vuol bevere, chi vuol bevere,
venga a bevere, venga qui.
Voi 'mbottate come pevere:
i' vo' bevere ancor mi!
Gli è del vino ancor per ti,
lascia bevere inprima a me.
Ognun segua, Bacco, te!
Bacco, Bacco, euoè!
Io ho voto già il mio corno:
damm'un po' 'l bottazo qua!
Questo monte gira intorno,
e 'l cervello a spasso va.
Ognun corra in qua e in là
come vede fare a me.
Ognun segua, Bacco, te!
Bacco, Bacco, euoè!
I' mi moro già di sonno:
son io ebra, o sì o no?
Star più ritti i piè non ponno:
voi siate ebrie, ch'io lo so!
Ognun facci come io fo:
ognun succi come me!
Ognun segua, Bacco, te!
Bacco, Bacco, euoè!
Ognun gridi: Bacco, Bacco!
e pur cacci del vin giù.
Pò co' suoni faren fiacco:
bevi tu, e tu e tu!
I' non posso ballar più.
Ognun gridi: euoè!
Ognun segua, Bacco, te!
Bacco, Bacco, euoè!

Testo e ricerche Luigi Borgo - copyright Santa Margherita S.p.a.



 
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